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l’osceno non esiste, appunti su Pompei

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Scrive Varone, parlando di Pompei“In una società che non conobbe né il dubbio del peccato né la pruderie o la malizia di tanta letteratura moderna, l’ amore diventa dimensione terrena dell’ uomo: l’osceno non esiste, o si trasfigura. Di certo, l’ amore che traspare dalle pareti di Pompei non conosce morbosità di sorta, pur in gesti che la nostra sensibilità propenderebbe a considerare turpi; mai, come nell’età classica, l’amore ha potuto giovarsi di tutta la spiritualità terrena che è insita nella sua natura; mai come allora il sentimento si è fuso così intimamente con la carne. In nessun altro posto, come Pompei, è possibile recuperare attraverso il messaggio e il segno lasciato dagli uomini che vi vissero la cifra e il senso che un’umanità dalla spiritualità così diversa dalla nostra, eppure così identica a noi, riusciva a cogliere e a vivere.”


……….  gli uomini potevano dedicarsi al lato piacevole del sesso, senza l’ossessione della procreazione. E le possibilità erano numerose , scegliendo fra porne (prostitute di basso livello, solitamente schiave), pallake(l’amante fissa) ed etera (compagna), donna colta, raffinata, esperta nell’arte della seduzione. Una delle più celebri etere dell’antichità è Frine, che il grande scultore classico Prassitele scelse come modella per la statua dell’Afrodite cnidia.
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Un’idea della sessualità nel mondo antico ce la offre proprio la raccolta nel Museo napoletano. Ci sono molti affreschi e mosaici: in genere quelli provenienti da abitazioni private (domus) hanno come tema gli amori di ninfe e satiri, degli dei (ad esempio Venere e Marte) o di quel grande conquistatore che è stato Giove; quelli con rappresentazioni molto realistiche di sesso provengono per lo più dalle case di appuntamento e dai bordelli.
Moltissime le statue. A parte quelle di Venere, ovviamente nuda, ci sono satiri e ninfe mentre si accoppiano, immagini di Ermafrodito, simbolo di ambiguità sessuale, e un gruppo marmoreo veramente malizioso che rappresenta il dio Pan mentre si accoppia con una capretta.
Numerosissimi gli oggetti.  Specchi in bronzo, vasi attici a figure rosse, lucerne in metallo e terracotta, campanelli, candelieri, flaconi per il profumo, bracieri: tutti con immagini erotiche più o meno esplicite, in alcuni casi dichiaratamente oscene.
Molte, infine, le immagini di Priapo, custode degli orti e delle vigne. Priapo è sempre rappresentato con un fallo enorme, in erezione, ma il significato dell’immagine non è tanto erotico quanto religioso: il forte rilievo del fallo aveva lo scopo di scacciare gli spiriti maligni, dannosi per i raccolti. Inoltre poteva avere la funzione pratica di spaventapasseri.
Uno scopo analogo hanno gli amuleti a forma di fallo, utilizzati contro il malocchio o, ancora, come augurio di fertilità (ed è il caso anche di quelli a forma di utero o di seno).

Gli antichi Greci e Romani, si sa, avevano con il sesso un rapporto molto libero e giocoso. Naturalmente parliamo degli uomini, perché le donne (quelle libere e di buona famiglia) erano tenute ad essere modeste e virtuose, condizione non difficile da raggiungere visto che vivevano segregate in casa, prima del padre e poi del marito. Il fine di ogni moglie perbene era tacere e partorire un mucchio di figli, preferibilmente maschi: la donna più celebre del mondo romano è Cornelia, madre per ben 12 volte 
ed esempio di semplicità e rigore (diceva che i suoi gioielli erano i suoi figli).
Chiusa la porta di casa dietro le spalle, gli uomini potevano dedicarsi al lato piacevole del sesso, senza l’ossessione della procreazione. E le possibilità erano numerose. L’omosessualità non era considerata un vizio o una perversione, la bisessualità era accettata (basti ricordare Alessandro Magno, Giulio Cesare e l’imperatore Adriano). Ci si poteva divertire con fanciulli e con prostitute, scegliendo fra porne (prostitute di basso livello, solitamente schiave), pallake(l’amante fissa) ed etera (compagna), donna colta, raffinata, esperta nell’arte della seduzione. Una delle più celebri etere dell’antichità è Frine, che il grande scultore classico Prassitele scelse come modella per la statua dell’Afrodite cnidia.
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Un’idea della sessualità nel mondo antico ce la offre proprio la raccolta nel Museo napoletano. Ci sono molti affreschi e mosaici: in genere quelli provenienti da abitazioni private (domus) hanno come tema gli amori di ninfe e satiri, degli dei (ad esempio Venere e Marte) o di quel grande conquistatore che è stato Giove; quelli con rappresentazioni molto realistiche di sesso provengono per lo più dalle case di appuntamento e dai bordelli.
Moltissime le statue. A parte quelle di Venere, ovviamente nuda, ci sono satiri e ninfe mentre si accoppiano, immagini di Ermafrodito, simbolo di ambiguità sessuale, e un gruppo marmoreo veramente malizioso che rappresenta il dio Pan mentre si accoppia con una capretta.
Numerosissimi gli oggetti.  Specchi in bronzo, vasi attici a figure rosse, lucerne in metallo e terracotta, campanelli, candelieri, flaconi per il profumo, bracieri: tutti con immagini erotiche più o meno esplicite, in alcuni casi dichiaratamente oscene.
Molte, infine, le immagini di Priapo, custode degli orti e delle vigne. Priapo è sempre rappresentato con un fallo enorme, in erezione, ma il significato dell’immagine non è tanto erotico quanto religioso: il forte rilievo del fallo aveva lo scopo di scacciare gli spiriti maligni, dannosi per i raccolti. Inoltre poteva avere la funzione pratica di spaventapasseri.
da  http://www.scudit.net/mdcelen_napoli.htm

gabinetto-segreto-32.jpg2c-Falli del Gabinetto segreto.jpgimages-1.jpgpompei-proibita44534-250382_tn.jpg12_352-288.jpg620x413xl43-capra-130314180852_big-pagespeed-ic_-gbvsot9t70.jpg

 

 

 

 

 

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