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“[…] Che tipo di uomo vuole il nuovo potere? si chiedeva Pasolini. Non vuole più un buon cittadino, un buon soldato. Non vuole un uomo onesto, previdente, non lo vuole tradizionalista, e nemmeno religioso. Al posto del vecchio tipo d’uomo, il nuovo potere vuole semplicemente un consumatore. Anche la Chiesa, prevedeva Pasolini, diventerà superflua. “Come può il nuovo potere trasformare il vecchio uomo in consumatore? Mediante quel processo che si chiama acculturazione: cioè riducendo e appiattendo tutti gli altri valori e le altre culture non omogenee ai modelli di una cultura centrale, cioè di una cultura del potere.” L’obiettivo, secondo la sua analisi,era quello di trasformare gli uomini in conformisti e consumatori. Ora, notava Pasolini,il ’68 ha praticamente aiutato il nuovo potere a distruggere quei valori di cui voleva liberarsi: “I contestatori distruggono esattamente quel che il potere neo-capitalistico vuole abbattere”: i legami tradizionali, religiosi, l’attaccamento alle radici, il senso comunitario, la solidarietà con gli altri, il senso dell’autenticità, dell’austerità, del mistero. E impongono esattamente ciò che il neocapitalismo vuole imporre: il primato del fare, il feticismo della roba, la proiezione totale nel futuro, il culto del progresso, la teologia del cambiamento.(…) […]. Da “Il testamento di Pasolini”:
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