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Frasi, citazioni e aforismi sul consumismo

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I consumatori moderni possono etichettare sé stessi con questa formula: io sono = ciò che ho e ciò che consumo.
(Erich Fromm)

Nei Paesi ricchi il consumo consiste in persone che spendono soldi che non hanno, per comprare beni che non vogliono, per impressionare persone che non amano.
(Will Rogers)

Le persone sono state create per essere amate. Le cose sono state create per essere usate. Il motivo per cui il mondo è nel caos è che si amano le cose e si usano le persone
(John Powell)

La società dei consumi ci ha detto che la felicità consiste nell’avere le cose, e non è riuscita a insegnarci la felicità di non avere le cose.
(Elise Boulding)

Per permettere alla società dei consumi di continuare il suo carosello diabolico sono necessari tre ingredienti: la pubblicità, che crea il desiderio di consumare, il credito, che ne fornisce i mezzi, e l’obsolescenza accelerata e programmata dei prodotti, che ne rinnova la necessità.
(Serge Latouche)

In una società di consumo ci sono inevitabilmente due tipi di schiavi: i prigionieri delle dipendenze da consumo e i prigionieri dell’invidia.
(Ivan Illich)

Oggi il consumatore è la vittima del produttore, che gli rovescia addosso una massa di prodotti ai quali deve trovar posto nella sua anima.
(Mary McCarthy)

Consumiamo ogni giorno senza pensare, senza accorgerci che il consumo sta consumando noi e la sostanza del nostro desiderio. E’ una guerra silenziosa e la stiamo perdendo
(Zygmunt Bauman)

Un consumatore soddisfatto sarebbe una catastrofe perla società dei consumi, per la quale invece i bisogni devono essere sempre risorgenti, non devono avere mai fine; i consumatori devono essere insaziabili, alla perenne ricerca di nuovi prodotti,avidi di nuove soddisfazioni in un mercato che sforna continuamente prodotti nuovi e inediti
(Zygmunt Bauman)

Dèi delle carte di credito e delle autostrade, di Internet e del telefono, della radio e dell’ospedale e della televisione, dèi fatti di plastica, di suonerie e di neon. Dèi pieni di orgoglio, creature grasse e sciocche, tronfie perché si sentono nuove e importanti.
(Neil Gaiman)

L’unica ragione per cui un gran numero di famiglie americane non possiedono un elefante è che non è non è stato ancora offerto un elefante al prezzo di un dollaro con facili pagamenti rateali.
(Mad Magazine)

Noi non siamo definitivi rispetto agli oggetti che scegliamo di consumare ma sono loro in effetti a definire il nostro essere soggetti. Chi non consuma gli oggetti prescritti rischia in ogni momento di essere estromesso dalla società.
(Zygmunt Bauman)

Oggi il mito del consumo illimitato sostituisce la fede nella vita eterna.
(Ivan Illich)

Sono sempre più facilmente disgustato dal fatto che stiamo vivendo in questa società impegnata a farci spendere più di quanto abbiamo, o più di quanto dovremmo, per cose di cui non abbiamo realmente bisogno o che vogliamo, e che inoltre ci sta uccidendo lentamente mentre ci riempie tutte le discariche e fa cantare sempre meno gli uccelli.
(John Updike)

La prossima volta che ti viene voglia di lamentarti per qualcosa, ricordati che il tuo bidone dell’immondizia probabilmente è nutrito meglio del trenta per cento della popolazione mondiale.
(Robert Orben)

I rifiuti mandano un doppio crudele messaggio: ci dicono che le cose vengono usate con economica brutalità, senza comprensione e sintonia, e che tutto ciò che non conserva l’abbagliante luccichio del ‘nuovo di zecca’ è semplicemente da buttare: che terribile oracolo: l’usa e getta come canone fondamentale della nostra società!
(Alexander Langer)

Considerati nell’insieme noi consumiamo non perché vogliamo ma perché dobbiamo consumare per mantenere il meccanismo produttivo che ha necessità di esprimersi a livelli sempre più alti (le crescite esponenziali) per non crollare su se stesso. Siamo al servizio di un sistema di cui costituiamo i terminali passivi.
(Massimo Fini)

Tu sei il consumista perfetto. Il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, illumini più di quanto può vedere, fumi più di quanto può fumare, compri più di quanto lo soddisfa.
(Michele Serra)

La scelta del partner obbedisce allo stesso criterio che interviene nell’acquisto di un prodotto. Si cerca una persona adeguata alle proprie esigenze con la stessa preoccupazione che accompagna la scelta di un elettrodomestico. La ricerca del partner è calcolata, fredda, distaccata,priva di emozioni. Se qualcosa non funziona, al pari di qualsiasi prodotto d’acquisto, allora si mette da parte, si scarta la persona trovata e si passa ad altro.
(Zygmunt Bauman)

La felicità dell’uomo moderno: guardare le vetrine e comprare tutto quello che può permettersi, in contanti o a rate.
(Erich Fromm)

L’atteggiamento implicito nel consumismo è quello dell’inghiottimento del mondo intero.
(Erich Fromm)

La vera ragione per cui ci viene versato uno stipendio non è l’equità o l’apprezzamento per il nostro lavoro, ma la speranza di vederci spendere quei soldi in una nuova auto o in un nuovo computer, prima che gli operai sfruttati per produrli dall’altra parte del globo pretendano stipendi più dignitosi e orari di lavoro più umani.
(Lia Celi)

Voi occidentali siete troppo attaccati alle cose. Siete fissati sulle cose. Uno perde, ad esempio, la sua penna e da allora non fa che pensare alla penna persa, senza dirsi che la penna non ha alcun valore, che si può scrivere anche con un lapis. In Occidente vi preoccupate troppo delle cose materiali.
(Tiziano Terzani)

I poveri si trovano giocoforza in una situazione in cui sono costretti a spendere lo scarso denaro o le poche risorse per procurarsi oggetti di consumo privi di senso, anzichè sopperire a bisogni fondamentali, al fine di allontanare da se una totale umiliazione sociale e la prospettiva di essere molestati e derisi.
(Zygmunt Bauman)

– Siamo… siamo consumatori…
– Tyler: Esatto, siamo consumatori. Siamo i sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Omicidi, crimini, povertà, queste cose non mi spaventano… Quello che mi spaventa sono le celebrità sulle riviste, la televisione con 500 canali, il nome di un tizio sulle mie mutande, i farmaci per capelli, il viagra, poche calorie…
(Dal film Fight club)

Non passate dalla schiavitù del regime comunista alla schiavitù del consumismo.
(Papa Giovanni Paolo II)

Ci deve essere qualcosa di più nella vita che avere tutto!
(Maurice Sendak)

Ci rendiamo conto che non possiamo avere tutto, e così inizia la folle corsa ad avere tutto il resto.
(Robert Brault)

Noi non viviamo la vita. Noi la consumiamo.
(Vicki Robin)

Il consumismo ti consuma.
(Anonimo)

In questo nuovo Regno l’uomo ha ancora una parte, ma come sottoprodotto. Non è più propriamente un uomo, ma un «consumatore». È un tramite. È il tubo digerente, il lavandino, il water attraverso cui deve passare il più velocemente possibile ciò che altrettanto rapidamente produce.
(Massimo Fini)

Un’economia basata sul consumo non può che criminalizzare il risparmio, il caro vecchio saggio risparmio al quale eravamo sollecitati fino agli anni sessanta. Di qui la tendenza delle banche a punire i risparmiatori puri, che non mettono il loro denaro in investimenti a rischio, ma preferiscono conservarlo per il futuro. L’attesa della soci età dei consumi è che il denaro, merce tra le merci, sia continuamente acquistato e venduto
(Zygmunt Bauman)

In una società dove tutto è diventato merce, e dove chi ha soldi può comperare e stare meglio, occorre la riabilitazione del «gratuito», di ciò che si può usare ma non comperare.
(Alexander Langer)

La formula della felicità, fino a questo momento, è consistita nell’eseguire l’operazione consumi fratto desideri. Ma questa è stata una ricetta per il consumismo. Se invece si azzerano i desideri, la felicità tende all’infinito.
(Paul Samuelson)

L’umanità che tratta il mondo come un mondo da buttar via tratta anche sé stessa come un’umanità da buttar via.
Günther Anders, L’uomo è antiquato, 1980

Il consumismo non consiste nell’«accumulare» beni (chi ammassa beni si ritrova anche con valigie pesanti e case ingombre), ma nell’usarli e quindi nello «smaltirli» per fare posto ad altri beni da usare.
Zygmunt Bauman, Amore liquido, 2003

Il consumismo, in netto contrasto con le precedenti forme di vita, associa la felicità non tanto alla soddisfazione dei bisogni (come tendono a far credere le sue “credenziali ufficiali”), ma piuttosto alla costante crescita della quantità e dell’intensità dei desideri, il che implica a sua volta il rapido utilizzo e la rapida sostituzione degli oggetti con cui si pensa e si spera di soddisfare quei desideri.
Zygmunt Bauman, Amore liquido, 2003

II valore più caratteristico della società dei consumi, anzi il suo valore supremo rispetto al quale tutti gli altri sono chiamati a giustificare il proprio merito, è una vita felice; anzi, la società dei consumi è forse l’unica società della storia umana che prometta la felicità nella vita terrena, la felicità qui e ora e in ogni successivo “ora”: felicità istantanea e perpetua.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Nella società dei consumi l’infelicità è un reato punibile o, nel migliore dei casi, una peccaminosa perversione che squalifica chi la professa dall’appartenere a pieno titolo alla società.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Il consumismo, oltre a essere un’economia dell’eccesso e dello spreco, è anche un’economia dell’illusione. Esso fa leva sulla irrazionalità dei consumatori, non sulle loro previsioni informate e disincantate; punta a suscitare emozioni consumistiche, non a sviluppare la ragione.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Il contesto esistenziale che ha finito per diventare noto come “società dei consumi” si distingue per il fatto che ridefinisce le relazioni interumane a modello e somiglianza delle relazioni tra i consumatori e gli oggetti di consumo.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

L’economia dei consumi e il consumismo sono mantenuti in vita in quanto i bisogni di ieri sono sminuiti e svalutati, e i loro oggetti ridicolizzati e sfigurati come ormai obsoleti.
Zygmunt Bauman, ibidem

Nuovi bisogni richiedono nuove merci; nuove merci richiedono nuovi bisogni e desideri; l’avvento del consumismo inaugura l’era dell'”obsolescenza programmata” dei beni offerti sul mercato e segnala la spettacolare ascesa dell’industria dello smaltimento dei rifiuti.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

L’economia consumistica prospera sul ricambio delle merci e si pensa che quanto più denaro passa di mano, tanto più essa vada a gonfie vele; e ogni volta che il denaro passa di mano alcuni beni di consumo sono inviati alla discarica. Di conseguenza, in una società di consumatori la ricerca della felicità − lo scopo maggiormente evocato e utilizzato come esca nelle campagne di marketing che mirano a incentivare i consumatori a separarsi dal proprio denaro (denaro già guadagnato o che si prevede di guadagnare) − tende a spostare l’attenzione dal fare le cose, o appropriarsene, o accumularle, al disfarsene.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

La società dei consumi svaluta la durevolezza; ai suoi occhi “vecchio” significa “sorpassato”, non più utilizzabile e destinato alla spazzatura.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

La società dei consumi è impensabile senza una florida industria dello smaltimento di rifiuti. Ai consumatori non si chiede di giurare fedeltà agli oggetti che ottengono con l’intenzione di consumare.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Per sopperire a tutti questi bisogni, spinte, pulsioni e dipendenze e pei alimentare i nuovi meccanismi di motivazione e guida e il monitoraggio del comportamento umano, l’economia consumistica deve fare affidamento sull’eccesso e sullo spreco.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Per far sì che l’economia consumistica non si arresti, il ritmo con cui la quantità già enorme di novità cresce è destinato ad andare oltre qualsiasi obiettivo a misura della domanda oramai superata.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Se uno inventa una lampada che non si consuma mai per decenni, l’invenzione viene comprata dai fabbricanti di lampade non perché queste lampade si fabbrichino, ma perché non si fabbrichino.
Bertolt Brecht (attribuzione incerta – fonte sconosciuta – segnalala ad Aforismario)

Per il progressista il consumo si giustifica solo in quanto mezzo di produzione.
Nicolás Gómez Dávila, In margine a un testo implicito, 1977/92
La civiltà occidentale è un coacervo di articoli di lusso, elaborati da parassiti, per il consumo di oziosi.
Nicolás Gómez Dávila, Tra poche parole, 1977/92
La mia generazione era specializzata nel Non-Consumo. Al ristorante si andava se c’era un matrimonio o una prima comunione. I ricchi mangiavano la carne solo la domenica, i poveri mai. C’era l’abitudine di crescere in casa una gallina per avere l’uovo fresco ogni mattina. Si mangiava il pollo solo se si era malati (o se era malato il pollo). Il taxi lo si prendeva per andare all’ospedale in occasione di fratture agli arti inferiori. Per gli arti superiori si prendeva il tram.
Luciano De Crescenzo, I pensieri di Bellavista, 2005

Considerati nell’insieme noi consumiamo non perché vogliamo ma perché dobbiamo consumare per mantenere il meccanismo produttivo che ha necessità di esprimersi a livelli sempre più alti (le crescite esponenziali) per non crollare su se stesso. Siamo al servizio di un sistema di cui costituiamo i terminali passivi.
Massimo Fini, Il denaro «Sterco del demonio», 1998
Oggi, l’accento cade sul consumo non sulla conservazione, e l’acquisto viene fatto non per conservare ma per gettare. L’oggetto che si compra può essere un’automobile, un abito, un gadget; in ogni caso, dopo averlo usato per un po’ ci si stanca di esso e non si vede l’ora di buttare via il «vecchio» per acquistare il modello più recente. Acquisizione − possesso e uso transitori − eliminazione (o, se possibile, scambio vantaggioso del proprio con un modello migliore) − nuova acquisizione, tale è il circolo vizioso dell’acquisto consumistico, e lo slogan dei giorno d’oggi potrebbe suonare: «Il nuovo è bello!».
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976 [2]

L’atteggiamento implicito nel consumismo è quello dell’inghiottimento del mondo intero.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976
Il consumo ha caratteristiche ambivalenti: placa l’ansia, perché ciò che uno ha non può essergli ripreso; ma impone anche che il consumatore consumi sempre di più, dal momento che il consumo precedente ben presto perde il proprio carattere gratificante.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

Nonostante la concorrenza tra le varie marche, la pubblicità si propone uno scopo generale, ed è di stimolare il desiderio di consumi; tutte le aziende si aiutano a vicenda nell’esercitare quest’influenza fondamentale tramite la rispettiva pubblicità, mentre il compratore esercita solo in via secondaria il dubbio privilegio di scegliere tra varie marche concorrenti.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

L’imbarazzante domanda, perché gli esseri umani contemporanei amino acquistare e consumare pur mostrando così scarso attaccamento a ciò che comprano, trova la risposta più significativa nel fenomeno del carattere mercantile. La mancanza di attaccamento che gli è propria, lo rende anche indifferente alle cose; ciò che conta è forse il prestigio o il comfort che le cose conferiscono, ma le cose di per sé sono prive di sostanza: sono in tutto e per tutto consumabili, in una con amici o amanti, del pari consumabili dal momento che non esiste alcun legame davvero profondo con nessuno di essi.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976 [2]

Obiettivo di ogni attività sociale deve essere il benessere dell’uomo e la prevenzione degli stati di malessere; si deve aver di mira, non il massimo di consumo, ma il consumo sano che favorisce il benessere.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

La gente si renderà conto che gran parte dei consumi sono fonte di passività; che l’esigenza di velocità e novità, che soltanto il consumismo può soddisfare, è il riflesso di uno stato di inquietudine, di fuga interiore da se stessi; e si renderà anche conto che cercare sempre nuove cose da fare, il gadget ultimo grido di cui servirsi, non è che un mezzo per impedirsi di essere vicini a se stessi o ad altre persone.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976 [2]

Oggi il mito del consumo illimitato sostituisce la fede nella vita eterna. (Ivan Illich)

Perché il consumismo è un vizio? Perché crea in noi una mentalità a tal punto nichilista da farci ritenere che solo adottando, in maniera metodica, e su ampia scala, il principio del consumo e della distruzione degli oggetti, possiamo garantirci identità, stato sociale, esercizio della libertà e benessere.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003 [3]

Il consumo non deve essere più considerato, come avveniva per le generazioni precedenti, esclusivamente come soddisfazione di un bisogno, ma anche, e oggi soprattutto, come mezzo di produzione. Là infatti dove la produzione non tollera interruzioni, le merci “hanno bisogno” di essere consumate, e se il bisogno non è spontaneo, se di queste merci non si sente il bisogno, occorrerà che questo bisogno sia “prodotto”.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003
In un mondo dove gli oggetti durevoli sono sostituiti da prodotti destinati all’obsolescenza immediata, l’individuo, senza più punti di riferimento o luoghi di ancoraggio per la sua identità, perde la continuità della sua vita psichica, perché quell’ordine di riferimenti costanti, che è alla base della propria identità, si dissolve in una serie di riflessi fugaci, che sono le uniche risposte possibili a quel senso diffuso di irrealtà che la cultura del consumismo diffonde come immagine del mondo.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003 [3]

Sono ridicole le lagne contro il consumismo, l’industrializzazione, la tecnologia. Chi se non gli uomini, compresi i lagno si, hanno dato una piega consumistica, industriale, tecnologica all’esistenza? Forse si lagnano perché ignorano le loro responsabilità, mentre gli spiriti svegli lo sanno, ne accettano con distacco trascendente i vantaggi, restando forti e indipendenti a causa della loro consapevolezza.
Fausto Gianfranceschi, Aforismi del dissenso, 2012

Il ragionamento che nega la natura oppressiva del consumismo – sostenendo che i consumatori in realtà sono felici, che il consumo è fonte di soddisfazione e dà significato alla vita – è robusto. D’altra parte è difficile resistere all’idea che, se la felicità fosse davvero tutto ciò che conta, potremmo raggiungerla, nella stessa intensità ma in modo rapido ed economico, introducendo negli acquedotti una droga adatta allo scopo. Senza contare che quel ragionamento ignora un’intuizione così familiare da essere stata per molto tempo la quintessenza del cliché, e cioè che tutte le cose che vale davvero la pena avere nella vita, come la generosità, la saggezza e gli affetti umani, non sono in vendita nei centri commerciali.
Anthony Clifford Grayling, Il significato delle cose, 2001

Il consumismo è interessante perché non è affatto un materialismo, ma una forma di spiritualismo, perché il consumatore non si attacca agli oggetti. Consumare è prendere, utilizzare e gettare, distruggere nel consumo.
Fabrice Hadjadj, intervista, su Il sussidiario, 2009

Oggi il mito del consumo illimitato sostituisce la fede nella vita eterna.
Ivan Illich, Descolarizzare la società, 1971
L’imbonimento consumistico e il mito della bella vita hanno legittimato la gratificazione delle pulsioni e l’Es non deve più scusarsi. dei suoi desideri, o dissimularne la portata. Ma questo stesso condizionamento ha reso intollerabili il fallimento e la sconfitta.
Christopher Lasch, La cultura del narcisismo, 1979
Per permettere alla società dei consumi di continuare il suo carosello diabolico sono necessari tre ingredienti: la pubblicità, che crea il desiderio di consumare, il credito, che ne fornisce i mezzi, e l’obsolescenza accelerata e programmata dei prodotti, che ne rinnova la necessità.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007
Con l’obsolescenza programmata, la società della crescita possiede l’arma totale del consumismo. In tempi sempre più brevi, apparecchi e oggetti, dalle lampade elettriche agli occhiali, si rompono per il cedimento voluto di un elemento. Impossibile trovare un pezzo di ricambio o un riparatore. La riparazione comunque costerebbe più che comprare il prodotto nuovo.
Serge Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, 2007

Nel secolo del consumismo, i desideri di oggi riempiranno le discariche domani.
Kosta Mariano (Aforismi inediti su Aforismario)

La società consumistica, favorendo la demoltiplicazione di bisogni sempre più futili di cui procura la soddisfazione immediata, contribuisce a mantenere un clima euforico e una falsa idea di progresso, sedando le coscienze e scacciando la noia. Al prezzo di una regressione umana a livello biologico. La questione del senso globale si dissolve nel perseguimento di innumerevoli piccoli bisogni artificiali.
Georges Minois, Storia del mal di vivere, 2003
La pubblicità ha spinto questa gente ad affannarsi per automobili e vestiti di cui non hanno bisogno. Intere generazioni hanno svolto lavori che detestavano solo per comperare cose di cui non hanno veramente bisogno.
Chuck Palahniuk, Fight Club, 1996 [cfr. citazione di anonimo].

Che cos’è che ha trasformato i proletari e i sottoproletari italiani, sostanzialmente, in piccolo borghesi, divorati, per di più, dall’ansia economica di esserlo? Che cos’è che ha trasformato le “masse” dei giovani in “masse” di criminaloidi? L’ho detto e ripetuto ormai decine di volte: una “seconda” rivoluzione industriale che in realtà in Italia è la “prima”: il consumismo.
Pier Paolo Pasolini, Lettere luterane, 1976
La formula della felicità, fino a questo momento, è consistita nell’eseguire l’operazione consumi fratto desideri. Ma questa è stata una ricetta per il consumismo. Se invece si azzerano i desideri, la felicità tende all’infinito.
Paul Samuelson (e William Nordhaus), Economics, 1948
Nei Paesi ricchi il consumo consiste in persone che spendono soldi che non hanno, per comprare beni che non vogliono, per impressionare persone che non amano.
Joachim Spangenberg, in Ryan S. Taylor, Live Simple Get Rich, 2007 [cfr. citazione di anonimo].

Si entra nel grande fiume emblematico del possesso conte “status” e ci si intruppa nel gregge degli oltranzisti del consumo. Si parte con lo zainetto firmato il primo giorno di scuola e si finisce con l’affidare ad un orologio da otto milioni l’autocertìficazione di un tocco di classe. Sempre più tristemente insoddisfatti, sempre più affannosamente in credito rispetto a nuove mete. E la felicità? Abita qui saltuariamente: trasloca da un oggetto all’altro, subisce sfratti repentini e dolorose cadute. Insomma è un po’ acciaccata.
Maria Venturini, Dizionario delle felicità, 1998

Compriamo cose di cui non abbiamo bisogno con soldi che non abbiamo per impressionare persone che non ci piacciono.
[We buy things we don’t need with money we don’t have to impress people we don’t like].
Anonimo (attribuito a Robert Quillen, Walter Slezak e altri)

Il consumatore è un eterno lattante che strilla per avere il poppatoio. (Erich Fromm)
La caratteristica più spiccata della società dei consumi, per quanto attentamente custodita e totalmente occultata, è la trasformazione dei consumatori in merce; o, meglio ancora, la loro dissoluzione nel mare delle merci.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Nella società dei consumatori nessuno può diventare soggetto senza prima trasformarsi in merce.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Chi fa parte della società dei consumatori è a sua volta un prodotto di consumo, ed è tale sua caratteristica a sancirne realmente l’appartenenza alla società.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Nella società dei consumatori il vero titolare del potere sovrano è il mercato dei beni di consumo.
Zygmunt Bauman, ibidem

La società dei consumatori cresce rigogliosa finché riesce a rendere perpetua la non-soddisfazione dei suoi membri, e dunque la loro infelicità, per usare il suo stesso termine. Il metodo esplicito per conseguire tale effetto consiste nel denigrare e svalutare i prodotti di consumo poco dopo averli portati alla ribalta nell’universo dei desideri dei consumatori.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Il consumatore “difettoso”, chi dispone di risorse troppo scarse per rispondere adeguatamente all'”appello”, o più esattamente ai richiami seduttivi dei mercati, è gente di cui la società dei consumatori “non ha bisogno”; se non ci fosse, la società dei consumatori ne guadagnerebbe.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

Il consumatore che non si dà da fare per liberarsi di cose consumate o obsolete (o, meglio, di tutto ciò che rimane degli acquisti di ieri) è un ossimoro: come un vento che non soffi o un fiume che non scorra…
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

La vita di un consumatore, la vita di consumo, non consiste nell’acquisire e possedere. E non consiste nemmeno nel liberarsi di ciò che era stato acquisito l’altro ieri e orgogliosamente ostentato ieri. Consiste piuttosto, in primo luogo e soprattutto, nel rimanere in movimento.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007

I poveri di oggi (e cioè coloro che costituiscono un “problema” per gli altri) sono prima di tutto e soprattutto dei “non consumatori”, più che dei “disoccupati”. Essi vengono definiti innanzi tutto dal fatto di essere consumatori difettosi: infatti, il più basilare dei doveri sociali cui vengono meno è il dovere di essere acquirenti attivi ed efficaci dei beni e servizi offerti dal mercato.
Zygmunt Bauman, Consumo, dunque sono, 2007 [1]

Consumo, dunque sono. (Zygmunt Bauman)

Viene riconosciuto solo il prodotto che può essere messo in commercio. Chi consuma i prodotti del proprio orticello è un parassita.
Pasquale Cacchio, Frantumi, 2010

La felicità dell’uomo moderno: guardare le vetrine e comprare tutto quello che può permettersi, in contanti o a rate.
Erich Fromm, L’arte di amare, 1956

Il consumatore è un eterno lattante che strilla per avere il poppatoio: una condizione che assume ovvia evidenza in fenomeni patologici come l’alcolismo e l’assuefazione alle droghe.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976 [2]

I desideri del consumatore sono fabbricati dal produttore.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976

I consumatori moderni possono etichettare sé stessi con questa formula: io sono = ciò che ho e ciò che consumo.
Erich Fromm, Avere o essere?, 1976 [2]

La produzione economica usa i consumatori come suoi alleati per garantire la mortalità dei suoi prodotti, che è poi la garanzia della sua immortalità.
Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, 2003 [3]

Consumatore. Uno che crede alla pubblicità.
Leonard Louis Levinson, Dizionario della mano sinistra, 1963

Oggi il consumatore è la vittima del produttore, che gli rovescia addosso una massa di prodotti ai quali deve trovar posto nella sua anima.
Mary McCarthy, Al contrario, 1961

Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore.
Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, 1975

Un modello di un “consumatore” non può piú essere un modello di dignità paterna! Il consumatore deve essere un uomo leggero, infantile, volubile, curioso, giocherellone, credulo. Il compratore è sostanzialmente una fanciulla.
Pier Paolo Pasolini, Che fare col “buon selvaggio”?, su L’Illustrazione Italiana, 1982

La futura occupazione di tutti i bambini, così come si presenta oggi, è di essere consumatori specializzati.
David Riesman, La folla solitaria, 1950

Note
  1. Zygmunt Bauman, Consuming Life, 2007 – Consumo, dunque sono. Traduzione di Marco Cupellaro © Editori Laterza, 2008
  2. Erich Fromm, To have or to be?, 1976 – Avere o essere? © Mondadori 1977
  3. Umberto Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi © Feltrinelli
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